martedì 24 gennaio 2012

Pacchetto LIBERALIZZAZIONI

Cari amici alcuni interrogativi e alcune valutazioni:
  1. aggravio burocratico notevole
  2. difficile applicazione
  3. problematiche di adeguatezza
  4. ignoranza sulle condizioni contrattuali delle compagnie concorrenti
  5. la sanzione irrogabile (da  50.000 a 100.000 euro) è esagerata
  6. è assurda la solidarietà tra impresa e intermediario (nella sanzione)
  7. non si proporranno mai alternative più care alla propria offerta
  8. aree grigie non chiarite di superficie importante. Per esempio: quali compagnie deve comparare l’intermediario? Scelte con quali criteri?
  9. Non manca l’ironia di qualche post “agenziale”:
In effetti l’intento è lodevole. Ora mi aspetto il decreto che obbligherà i falegnami e gli idraulici a portare tre preventivi di ditte concorrenti ogni volta che devono fare un intervento.

L’obbligo al plurimandato si è trasformato in “obbligo informativo solo per le RCA a carico degli intermediari che saranno tenuti, prima della sottoscrizione del contratto, a informare il cliente in modo corretto ed esaustivo, sulla tariffa e sulle altre condizioni contrattuali proposte da almeno 3 compagnie diverse, non appartenenti ai medesimi Gruppi, anche avvalendosi delle informazioni pubblicate dalle imprese di assicurazione sui propri siti Internet”.

Per esempio un mito da sfatare è il perseguimento dell’efficienza. Non è questa la causa delle ristrutturazioni che infatti spesso si giustificano con il solo cambiamento. Cambiamento che il mercato dei titoli premia sempre. L’efficienza non è comunque perseguibile perché i lavoratori superstiti (da un ridimensionamento delle risorse umane) non sono mai sufficientemente sereni circa le loro condizioni di vita e vivono psicopatologizzati il momento – che forse non verrà mai – in cui la scure dei tagli al personale si abbatterà sulle loro teste. E così si perdono occasioni di crescita e arricchimento professionale, bruciandosi in un fuoco fatuo.
Ecco, è un po’ questa la condizione di vita di chi vive e lavora nell’azienda Italia: ci si sente in fase di downsizing, senza grandi aspettative e una paura endemica dentro, con tante cose da fare ma senza l’energia per farle. Convinti che anche un bel pacchetto di liberalizzazioni, anche se conteso e criticato, non basterà a salvare la baracca, o almeno il nostro tenore di vita…

[Tratto da un articolo di Pier Luca Ciangottini]

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